OMEOPATIA

 
Quando si parla dell' Omeopatia non si può prescindere dalla personalità del suo fondatore C.F.S Hahnemann.
 
Conoscere la storia di Hahnemann significa entrare in contatto con la sua serietà, la sua caparbietà, il suo spirito indagatore, il suo mettersi in gioco senza fermarsi alla comodità delle certezze.
“Aude sapere. Osa sapere” è scritto all inizio della sua opera principale 'L' Organon dell'arte ddel guarire'; la metodicità, la pignoleria, l'intransigenza, il suo andare controcorrente e contro i grossi potere del momento, la rigorosità scientifica che imponeva nella raccolta dei dati per lo studio dei rimedi omeopatici, l'ascolto attento e neutro che usava nei colloqui coi pazienti, la standardizzazione del metodo di preparazione dei rimedi, suscitano ammirazione e curiosità per quest'uomo che ha dedicato la propria vita a dare sollievo alla sofferenza (pathos) delle persone, non accontentandosi della semplice rimozione del sintomo:
 

“Il più alto ideale terapeutico consiste nel ristabilire lo stato di salute in modo rapido, dolce, permanente, nell'eliminare, nel distruggere la malattia nella sua totalità agendo per la via più breve, più sicura e meno dannosa: questo deve avvenire secondo principi chiari e comprensibili.”
'Ristabilire lo stato di salute in modo  permanente' ...Hahnemann non si accontentava di porre attenzione solo alla disfunzione fisiologica, si rese conto che quando arrivava un malato, aveva davanti a sè prima di tutto una persona, la cui salute logorata, turbava la personalità stessa del paziente e di conseguenza la sua capacità di reagire a uno stimolo (che fosse la malattia e/o il farmaco somministrato come cura) di mantenere l'equilibrio, l'omeostasi dei processi vitali: da queste osservazioni  deriva la comprensione che ogni persona reagisce a uno stimolo esterno in modo del tutto personale, in funzione dello stato nel momento del manifestarsi della patologia ma anche dell'ambiente in cui è vissuto, della genetica familiare, dello storico di patologie e/o delle cure e pertanto il processo di guarigione proposto dal medico doveva tenere conto della capacità individuale di risposta, in una parola: non poteva essere uguale per tutti ma doveva essere personalizzato.
Per Hahnemann “il medicamento provoca una malattia artificiale” ed è solo, come succede per ogni sostanza/stimolo esterno,attraverso la reazione dell'organismo che questo medicamento diventa una sostanza curativa. La scelta del medicamento secondo Hahnemann deve seguire la regola della similitudine ( 1° principio dell'omeopatia: Principio della similitudine), già esposta da Ippocrate (similia similibus curentur)  e che Hahnemann conosceva bene grazie alle traduzioni dei testi di medicina di tutte le epoche (conosceva 10 lingue tra cui il latino e il greco e si mantenne agli studi facendo traduzioni).
“Per avere una guarigione dolce rapida permanente scegli a seconda del singolo caso un farmaco che sia in grado di provocare una malattia similare (homoion pathos) a quella che dovrebbe curare”.Questo è uno dei principi fondamentali su cui si basa l'omeopatia. Ma come arrivò Hahnemann a formulare con certezza questo principio?
Mentre traduceva l'opera Materia Medica di Cullen, un importante farmacologo scozzese il suo spirito battagliero si accese contro l'affermazione speculativa dell'autore secondo cui la China era in grado di guarire dalla malaria grazie alle sue proprietà stomachiche. Questa affermazione fece infiammare lo spirito critico di Hahnemann e nel 1790 Hahnemann decise di verificare l'affermazione formulata da Cullen in un modo molto semplice: fece una sperimentazione del farmaco usando se stesso come cavia. E' così che cominciò a prendere forma un pensiero che evolverà nell'omeopatia e in un altro dei suoi capisaldi: la scelta di un farmaco deve cadere sul “farmaco in grado di provocare quegli effetti che si osservano con la sperimentazione dello stesso su soggetti sani ”. 
 
Lo studio del rimedio omeopatico era ed è tutt'ora empirico: Hahnemann da soggetto sano cominciò ad assumere la sostanza estratta dalla corteccia di china e a registrare tutte le alterazioni fisiche psichiche che si manifestarono con l'andare avanti dell'esperimento registrando che tali alterazioni assomigliavano alle manifestazioni tipiche della malaria.
 
Da qui nacque il proving la metodologia con cui vengono studiati da quel momento in poi i rimedi omeopatici e cioè la sperimentazione su soggetti sani. Hahnemann sapeva benissimo che la sua esperienza necessitava di una casistica più ampia per poterlo applicare e proporre con successo ai suoi pazienti. Per cui cominciò a somministrare con le stesse modalità la china ai suoi familiari e a tutti coloro che volontariamente decidevano di partecipare allo studio, con una procedura di standardizzazione del metodo sovrapponibile al metodo scientifico oggi utilizzato per l'immissione in commercio dei farmaci.
 
La strada più vecchia ripetutamente convalidata per giungere alla conoscenza è quella dell'esperienza.
" da questa particolare farmacologia deve essere totalmente escluso tutto ciò che è supposizione affermazione gratuita o addirittura immaginazione tutto deve essere esclusivamente pura espressione della natura che dobbiamo interrogare a fondo e con onestà”(Organon paragrafo 144).  
 
Cominciò così a sperimentare farmaci che traggono la loro origine dal regno vegetale,animale, minerale,alcuni vengono anche prodotti in laboratorio usando la sintesi chimica o da tessuti ricavati dagli stessi malati definiti  nosodi.
Ben presto Hahnemann si accorse che certi rimedi( vedi arsenicum) avevano una tossicità troppo elevata per poterne effettuare una sperimentazione e altri cadevano velocemente nella curva di tossicità. Il concetto di dosaggio è molto importante nella farmacologia. 
 
Aveva inoltre osservato che la sensibilità e la prontezza di reazione nei confronti del farmaco erano diverse a seconda del soggetto:a questa maniera di reagire diversa da individuo a individuo doveva corrispondere un farmaco adattato individualmente (della personalizzazione del dosaggio la farmacologia moderna tutt'ora se ne occupa). Questa meta chiara e concepita razionalmente fu raggiunta diminuendo la dose e aumentando l'efficacia del farmaco elaborandolo con la triturazione e la dinamizzazione. Poiché sotto questa forma il farmaco raggiungeva l'optimum della sua forza medicamentosa evitando gli effetti dannosi Hahnemann gli diede il nome di potenza di dinamizzazione ( 2° principio dell'omeopatia) da dynamis =forza. Questo termine apparve comunque appena nel 1827. Questa data tardiva deve la sua motivazione nel fatto che Hahnemann sviluppò questo procedimento dopo lunga e attenta osservazione.
 
La scelta del rimedio omeopatico quindi si fonda sull'indagine, sulla raccolta dei sintomi scritti dal paziente durante il colloquio omeopatico e sull'individuazione da parte del rimedio omeopatico che ha la maggior percentuale di similitudine. Per questo motivo il farmaco omeopatico, così come esposto da Hahemann viene chiamato simile o simillimum.
Da questo si vince l'importanza del rilevamento del quadro clinico individuale attraverso il colloquio omeopatico ( 3° principio dell'omeopatia).
 
Il rimedio omeopatico è  a tutti gli effetti considerato un farmaco e pertanto sottoposto a linee guida di preparazione  e di utilizzo di materie prime. Attualmente il riferimento normativo che regola il medicinale omeopatico è il Decreto Legislativo n. 219 del 24 aprile 2006 (Gazzetta Ufficiale 21 giugno 2006, n. 142 S.O.) attuazione della direttiva 2001/83/CE (e successive direttive di modifica) relativa ad un codice comunitario concernente i medicinali per uso umano, nonché della direttiva 2003/94/CE.
                                                                                            
Dott.ssa Flaviana Betti

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